Rating di legalità e l’utilità dell’assistenza professionale: nuove opportunità per le imprese. Chi può chiedere il rating di legalità?

Rating di legalità

E’ entrato in vigore il 20 ottobre 2020 il regolamento attuativo in materia di rating di legalità dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Una impresa che intende ottenere il rilascio del rating di legalità deve presentare all’Autorità apposita domanda sottoscritta dal legale rappresentante e redatta mediante la compilazione, per via telematica del formulario pubblicato sul sito dell’Autorità. Il rating di legalità ha la durata di due anni dal rilascio e può essere rinnovato su richiesta. Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 259 del 19 ottobre 2020 la delibera 28 luglio 2020 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato recante il regolamento attuativo in materia di rating di legalità.

Requisiti per l’attribuzione del rating di legalità

Un’impresa che intende ottenere il rilascio del rating di legalità deve presentare all’Autorità un’apposita domanda sottoscritta dal legale rappresentante e redatta mediante la compilazione del formulario pubblicato sul sito dell’Autorità. L’inoltro della domanda deve avvenire per via telematica, secondo le indicazioni fornite sul sito dell’Autorità.

Nuove opportunità per le imprese

Il rating di legalità è un indicatore sintetico del rispetto di elevati standard di legalità da parte delle imprese che ne abbiano fatto richiesta e, più in generale, del grado di attenzione riposto nella corretta gestione del proprio business: in concreto, il rating assume la veste di un punteggio compreso tra un minimo di una stelletta e un massimo di tre stellette.

Tutte le aziende che conseguono il rating di legalità possono fruire di vantaggi che non sono limitati al solo piano reputazionale ma che hanno invece una ricaduta pratica, in termini di benefici previsti in sede di concessione di finanziamenti da parte delle pubbliche amministrazioni e delle banche. La maggiore integrazione dei principi dell’etica e della legalità nei comportamenti aziendali, sostenuta dall’importanza dell’aspetto premiale che il nuovo regolamento punta a sottolineare, verrà a costituire un ulteriore mezzo di contrasto alla capacità delle associazioni criminali di inserirsi nel mondo delle imprese evitando i conseguenti effetti distorsivi della libera concorrenza.

Novità del regolamento attuativo

Ecco alcune delle novità inserite nel regolamento:

– tra i reati che impediscono di potersi vedere riconosciuto il rating si annoverano adesso anche l’usura, la bancarotta fraudolenta e il trasferimento fraudolento di valori;

– all’elenco dei soggetti rilevanti ai fini dell’attribuzione del rating è stato aggiunto l’institore;

– viene presa in considerazione l’impresa con forma societaria e che sia “controllata o sottoposta ad attività di direzione e coordinamento da parte di altra società o ente”. Per tali fattispecie, i requisiti per l’attribuzione del rating di legalità devono essere posseduti anche dagli amministratori della società controllante o della società o dell’ente che esercitano attività di direzione e coordinamento.

Chi può chiedere il rating di legalità

Per impresa che può chiedere il rating di legalità si intende l’impresa (in forma individuale o collettiva) o l’ente che svolge attività d’impresa e che abbia i seguenti requisiti:

– sede operativa nel territorio nazionale;

– un fatturato minimo di due milioni di euro, imputabile all’ultimo esercizio chiuso nell’anno che precede la richiesta di rilascio del rating, riferito alla singola impresa o al gruppo di appartenenza e risultante dal bilancio di esercizio, regolarmente approvato dal competente organo aziendale e pubblicato ai sensi di legge;

– iscritta, da almeno due anni (rispetto alla data della richiesta di rating) nel Registro delle imprese o nel Repertorio delle notizie economiche e amministrative (R.E.A.).

Possono quindi presentare la domanda di rating di legalità non solo per le imprese tout court ma anche tutti gli enti iscritti al R.E.A. che esercitino attività di impresa in via non esclusiva o prevalente e che, a tal fine, devono possedere tutti i requisiti fissati dal regolamento (sede in Italia, fatturato superiore a due milioni di euro e iscrizione di due anni): nei fatti, sono enti di grandi dimensioni che spesso partecipano a gare in cui figura il rating di legalità.

Il rating di legalità dura due anni dal rilascio, è rinnovabile su richiesta e non prevede costi per le imprese che vogliono ottenerlo: i procedimenti di riconoscimento e rinnovo devono durare massimo 60 giorni ognuno.

Onorabilità

Il regolamento richiede il rispetto di una serie di requisiti da parte delle imprese e in particolare da parte delle seguenti forme di imprese con riferimento ai soggetti rilevanti che vi operano:

– impresa individuale (titolare, institore, direttore tecnico e procuratori, muniti di poteri decisionali e gestionali, ricavabili dalla procura e assimilabili ai poteri del titolare o con delega sulle materie riguardanti le fattispecie di reato prese in considerazione dal regolamento);

– impresa collettiva (amministratori, institore, direttore generale, direttore tecnico, procuratori, muniti di poteri decisionali e gestionali, ricavabili dalla procura e assimilabili a quelli degli amministratori dotati di poteri di rappresentanza o con delega sulle materie riguardanti le fattispecie di reato prese in considerazione dal Regolamento, rappresentante legale, soci persone fisiche titolari di partecipazione di maggioranza o di controllo);

– impresa in forma societaria e controllata/sottoposta ad attività di direzione e coordinamento da parte di altra società o ente (amministratori della società controllante o della società o dell’ente che esercitano attività di direzione e coordinamento).

Requisiti per il rilascio del rating di legalità

Mediante autocertificazione del legale rappresentante dell’impresa deve essere attestato il possesso di una serie di requisiti necessari per ottenere il rating di legalità. In particolare, le forme di impresa sopra indicate devono dichiarare che nei confronti dei soggetti indicati dal regolamento:

– non siano state adottate misure di prevenzione personale e/o patrimoniale e misure cautelari personali e/o patrimoniali e non sia stata pronunciata sentenza di condanna, o emesso decreto penale di condanna divenuto irrevocabile, oppure sentenza di applicazione della pena su richiesta (art. 444 c.p.p.), per i reati ex D.Lgs. n. 231/2001 (responsabilità amministrativa degli enti), per i reati tributari ex D.Lgs. n. 74/2000, per i reati in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro ex D.Lgs. n. 81/2008, per i reati di traffico di influenze illecite (art. 346-bis c.p.), turbativa d’asta (art. 353 c.p.), turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (art. 353-bis c.p.), astensione dagli incanti (art. 354 c.p.), inadempimento di contratti di pubbliche forniture (art. 355 c.p.), frode nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.), cessione fraudolenta dei valori (art. 512-bis c.p.), estorsione (art. 629 c.p.) usura (art. 644 c.p.), bancarotta fraudolenta (ex art. 216, Legge Fallimentare) e per il reato di mancato versamento ritenute previdenziali ed assistenziali (art. 2, commi 1 e 1-bis del D.L. n. 463/1983);

– non deve essere stata iniziata l’azione penale ex art. 405 c.p.p. per delitti aggravati ex art. 416-bis c.p. (la medesima dichiarazione deve essere resa anche in riferimento a tutte le persone fisiche, figure apicali dell’impresa, come sopra individuate, la cui carica e/o posizione è cessata nell’anno precedente la richiesta di rating).

Tutte le tipologie di imprese devono altresì dichiarare:

– che nei propri confronti non è stata pronunciata sentenza di condanna, sentenza di applicazione della pena su richiesta (art. 444 c.p.p.), e non sono state adottate misure cautelari per gli illeciti amministrativi dipendenti dai reati ex D.Lgs. n. 231/2001;

– di non essere destinatarie di provvedimenti di condanna dell’AGCM e della Commissione europea per illeciti antitrust gravi, divenuti inoppugnabili o confermati, con sentenza passata in giudicato, nel biennio precedente la richiesta di rating, salvo il caso di non imposizione o riduzione della sanzione amministrativa pecuniaria, in seguito alla collaborazione prestata nell’ambito di un programma di clemenza nazionale o europeo;

– di non essere destinatarie di provvedimenti di condanna dell’Autorità per pratiche commerciali scorrette, divenuti inoppugnabili o confermati, con sentenza passata in giudicato, nel biennio precedente la richiesta di rating;

– di non essere destinatarie di provvedimenti dell’Autorità competente di accertamento del mancato rispetto all’obbligo di pagamento di imposte e tasse e di accertamento di violazioni in materia di obblighi retributivi, contributivi e assicurativi e di obblighi relativi alle ritenute fiscali concernenti i propri dipendenti e collaboratori, divenuti inoppugnabili o confermati, con sentenza passata in giudicato, nel biennio precedente la richiesta di rating (sono esclusi gli atti di accertamento per i quali, nei casi previsti dalla legge, vi sia stato il pagamento a seguito di adesione o acquiescenza);

– di non essere destinatarie di provvedimenti dell’Autorità competente di accertamento del mancato rispetto delle previsioni di legge in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, divenuti inoppugnabili o confermati, con sentenza passata in giudicato, nel biennio precedente la richiesta di rating, con esclusione degli atti endoprocedimentali;

– di effettuare pagamenti e transazioni finanziarie di ammontare superiore alla soglia fissata dalla legge in vigore sulla disciplina dell’uso del contante, esclusivamente per il tramite di strumenti di pagamento tracciabili, anche secondo le modalità previste nella determinazione n. 4 del 7 luglio 2011 dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici;

– di non essere destinatarie di provvedimenti di revoca di finanziamenti pubblici di cui è o è stata beneficiaria, per i quali non siano stati assolti gli obblighi di restituzione, divenuti inoppugnabili o confermati, con sentenza passata in giudicato, nel biennio precedente la richiesta di rating;

– di non essere destinataria di provvedimenti sanzionatori dell’ANAC in materia di prevenzione della corruzione, trasparenza e contratti pubblici di natura pecuniaria e/o interdittiva e che non sussistono annotazioni nel Casellario informatico delle imprese di cui all’art. 213, comma 10, del D.Lgs. n. 50/2016 che implichino preclusioni alla stipula di contratti con la pubblica amministrazione o alla partecipazione a procedure di gara o di affidamento di contratti pubblici di lavori, servizi o forniture divenuti inoppugnabili o confermati, con sentenza passata in giudicato, nel biennio precedente la richiesta di rating;

– se impresa collettiva, di non essere controllata di diritto o di fatto da società o enti esteri, per i quali, in virtù della legislazione dello Stato in cui hanno sede, non è possibile l’identificazione dei soggetti che detengono le quote di proprietà del capitale o comunque il controllo, salvo che la società che ha presentato domanda sia in grado di fornire informazioni sui predetti soggetti.

Rating di legalità e l’utilità dell’assistenza professionale: nuove opportunità per le imprese. Chi può chiedere il rating di legalità?

Sono sempre di più le aziende che, in possesso dei requisiti necessari, scelgono di chiedere all’Autorità garante della concorrenza e del mercato – AGCM il rating di legalità, sia per aumentare la propria reputazione per ottenere più semplicemente l’accesso al credito, sia per ridurre del 30% l’importo della cauzione da prestare per le gare di appalto pubbliche. Per avere la qualifica è fondamentale ricorrere all’assistenza di un professionista che guidi l’azienda nell’introduzione, al suo interno, dei principi di comportamento etico che consentono di rendere evidente il possesso del livello di compliance necessario per ottenere il rating di legalità, nonché, a livello procedurale, per l’invio della domanda e per le richieste di rinnovo.

Le imprese sembrano aver capito che avere un rating di legalità non solo è eticamente corretto, ma porta anche dei vantaggi concreti. Sono, infatti, ben 4.108 i procedimenti conclusi nel 2019 dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) secondo quanto emerge dalla lettura dei dati della Relazione annuale sull’attività svolta sino al 31 marzo 2020: dati positivi che confermano un trend in costante aumento del numero di imprese che chiedono di potersi fregiare delle stellette del rating e che si arricchiscono della notizia che il trend in ascesa verrà sicuramente confermato anche per il 2020, visto che al 30 settembre scorso sono stati già conclusi 3.592 procedimenti.

Rating di legalità e l’utilità dell’assistenza professionale

Secondo l’Autorità, il rating di legalità è molto apprezzato dalle imprese perché consente loro sia di aumentare il merito creditizio – e quindi di ottenere più facilmente l’accesso al credito – sia di ridurre del 30% l’importo della cauzione da prestare negli appalti pubblici. L’introduzione dell’istituto del Rating di Legalità è relativamente recente e si deve all’articolo 5-ter del decreto Liberalizzazioni (D.L. n. 1/2012) nell’intento di promuovere e introdurre principi di comportamento etico in ambito aziendale, in virtù dell’assegnazione di un riconoscimento indicativo del rispetto della legalità delle imprese e, più in generale, del grado di attenzione riposto dalle stesse nella corretta gestione del proprio business. Dal 20 ottobre 2020 è in vigore il nuovo regolamento attuativo (delibera 28361 del 28 luglio 2020) il quale, tra l’altro, richiede che a possedere i requisiti di onorabilità siano non solo gli amministratori della società che ha presentato l’istanza di rating di legalità, ma anche quelli della controllante o dell’ente che esercita attività di direzione e coordinamento.

Ciononostante, la normativa di riferimento non è sempre di facile lettura è può essere utile per l’impresa richiedere supporto a dei professionisti per verificare la sussistenza dei requisiti previsti dalla legge, sgombrando anche il dubbio sulla possibilità di ostacoli al rilascio del rating di legalità. Inoltre, un’assistenza qualificata può aiutare a conseguire anche un livello di rating più elevato: l’impresa può ottenere una stelletta quando risponda ai “requisiti minimi” previsti dal regolamento, potendo però vedersi riconosciuto un incremento di un “+” per ogni requisito aggiuntivo che essa dichiari di rispettare, in virtù ad esempio dell’adesione a protocolli di legalità contro le infiltrazioni della criminalità organizzata (il punteggio massimo è di tre stellette per il quale il professionista potrà seguire l’impresa per l’adozione di modelli 231 o di modelli per la prevenzione della corruzione, per l’iscrizione in white list, e ancora per l’adozione di codici di autoregolamentazione, modelli organizzativi o forme di Corporate Social Responsibility).

Distribuzione per classi di fatturato

La relazione restituisce altresì il dato delle società richiedenti il rating in base alla dimensione delle richiedenti:

– per la maggior parte, le istanze presentate nel 2019 provengono da imprese che si collocano nella classe di fatturato tra i 2 e 15 milioni di euro;

– meno del 5%, sono le imprese con fatturati molto elevati (da 100 milioni di euro) che, in alcuni casi, fa parte di grandi gruppi societari nazionali e internazionali;

– l’8% circa delle imprese, invece, non possedeva il requisito minimo di fatturato per richiederlo (2 milioni di euro).

Vantaggi per le imprese

Il 37% circa delle imprese richiedenti il rating di legalità opera nel settore dell’industria manifatturiera, il 18% nel settore dell’edilizia e il 13% nel commercio. A seguire, vi sono società che svolgono attività nell’ambito dei servizi alle imprese (6,5%), nelle attività professionali, scientifiche e tecniche (4%) e altre.

Benefici nell’accesso al credito, nella partecipazione a gare e appalti pubblici e nella concessione dei finanziamenti. Sono questi i principali vantaggi (oltre a una migliore reputazione sul mercato) di cui possono godere le aziende che si dotano del rating di legalità.

Secondo la relazione dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, più della metà delle imprese (il 55%) ha dichiarato infatti di partecipare ad appalti, mentre dalla rilevazione della Banca d’Italia emerge che, nel 2019, le imprese finanziate dal sistema bancario che hanno ottenuto benefici grazie al rating sono salite a 5.263, confermando un trend in forte crescita. Il numero è infatti quasi triplicato rispetto al 2017, quando le aziende con rating che avevano goduto di benefici creditizi erano state 1.781, mentre l’aumento rispetto al 2018 è stato del 56% (3.380 aziende).

I vantaggi maggiori consistono in tempi di istruttoria ridotti e in migliori condizioni economiche, sia in fase di accesso che di rinegoziazione del finanziamento. In totale le imprese con rating che nel 2019 hanno ottenuto finanziamenti bancari sono state 9.099 (il numero è più alto di quello delle imprese con rating perché la stessa azienda può cumulare più benefici) ma il 42%, e cioè 3.800 imprese, non ha goduto dei vantaggi derivanti dal rating soprattutto perché il possesso del titolo non è stato dichiarato dall’impresa (2.345 casi).

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